Scardiniamo l’idea della settimana 
come un cammino in crescendo 
verso un punto migliore dei precedenti. 

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Il Lunedì non è il nemico: è il giorno che ci obbliga a fare i conti con responsabilità, paure e intenzioni. Lo accusiamo - “comincio Lunedì” - perché ci manca il coraggio di decidere, e così rimandiamo. Ci costringe a scegliere anche controvoglia, e proprio lì si accende la prima luce.

Un motivo di celle ottagonali affiancate, piene di materia densa e colante. I dettagli sono volutamente imperfetti, organici. Una superficie lucida, che sembra muoversi, incerta cerca il suo posto tra le caselle.

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Il martedì è il giorno delle risposte: non chiede più cosa fare, chiede di farlo. Il ritmo accelera, siamo in pista e non si sta fermi. Le paure di ieri sono di nuovo rumori familiari: andiamo avanti.

Un pattern di forme geometriche, si incastrano tra loro in una ripetizione armonica e incessante. Colori e forme si susseguono come le parole di una filastrocca che conosciamo a memoria, sempre la stessa, sempre confortante. Una routine circolare fatta di incastri perfetti.

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Il mercoledì è il punto di mezzo: unisce due parti della settimana diverse ma legate tra loro. È il ponte tra le due sponde, il nodo che tiene salde le estremità. Come tra due persone che si completano, un intreccio silenzioso di fili.

Corde resistenti, intrecciate, accalcate, come a volersi unire. Un legame visivamente resistente, un intreccio concreto e stabile. Cordame uno sopra l’altro, si intreccia, si mischia e si lega indissolubilmente.

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Il giovedì porta un’aria nuova e frizzante: qualcosa preme per uscire, e ci riesce. Come il serpente lascia la vecchia pelle, apre una spaccatura da cui entra luce nuova. La settimana ha preso forma, e germinano pensieri, sogni, voglia di rinascere.

Da una superficie concreta si crea una spaccatura: da semplice crepa nella materia, il concetto si trasforma nella metafora della rinascita. Strappare un tessuto, forare della carta, rompere il guscio di un uovo - gesti di rottura con il passato,  restituendo  nuova vita. 

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È venerdì, il ritmo cresce: vogliamo espanderci, scoprire, allontanarci da chi eravamo. Voltandoci indietro vediamo il nuovo bagaglio, e la pelle nuova ci sta addosso come un bel vestito. Non sappiamo dove porterà il weekend, ma vogliamo volare liberi e respirare aria leggera.

Nasce nuova vita. Si staglia verso l’alto, in un movimento lento ma continuo. Cresce e sale, quasi a toccare il cielo, come un rampicante che sopra una superficie si espande, la avvolge e la decora. Infine piccole gemme vengono tinte di vita, in un crescendo di nuove e innumerevoli possibilità.

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Lo scenario cambia: non siamo più soli in scena, ma parte di un cast più grande. Gli incontri scorrono con un ritmo loro, un dare e ricevere che non conosce limiti. Lasciamo che accada, raccogliendo i frutti di questo incontro, in cerca di leggerezza.

Contatto come connessione, come complicità - mani che si toccano, si sfiorano, come catene che si agganciano, occhi che si guardano come una pietre verde di speranza. Dettagli profondamente umani di condivisione e di tempo speso assieme: connesione, unione, di tutti e di tanti, di diversi e di simili.

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La Domenica tutto rallenta. Il peso dei pensieri si condivide, il cast si stringe: restano solo quelli che contano, e tra le loro braccia ci si lascia andare. Niente è eterno, e proprio per questo è prezioso. La testa guarda già a lunedì, ma il cuore la trattiene. Almeno fino a domani.

Un cuscino morbido che avvolge, culla. Una miscellanea di sensazioni, ricordi, persone, in un abbraccio intenso e confortante. I giorni passati si definiscono visivamente come singoli colori e forme all’interno di una materia condivisa, insieme a dettagli indefiniti e luminosi. Una sensazione di familiarità, tra nostalgia e senso di appartenenza.